Riporto una notizia apparsa su NHK News il 22/05/2020

Il cinquantacinquenne titolare di una società che si occupa di abbigliamento della città di Tsu, capoluogo della prefettura di Mie, è stato accusato di aver rivenduto mascherine acquistate online a circa il doppio del prezzo. Per quanto riguarda la scarsità di mascherine, da marzo di quest’anno una legge ne proibisce la rivendita, ed è la prima volta che viene applicata nel paese e che qualcuno viene arrestato.

Ad essere finito sotto accusa è il titolare cinquantacinquenne di un’azienda di distribuzione di abbigliamento di Tsu.

Secondo la polizia della prefettura di Mie, il titolare dell’azienda era sospettato di aver acquistato in rete ad aprile 1000 mascherine per uso domestico al prezzo di circa 80 yen (meno di 0,80 euro) l’una, e di averle rivendute all’interno del negozio di abbigliamento che amministrava a circa il doppio del prezzo.

Le 1000 mascherine sono state rivendute tutte nel giro di pochi giorni.

“A causa del virus gli affari vanno male, volevo aumentare i profitti”, ha ammesso l’uomo durante la deposizione.

Per far fronte alla scarsità di mascherine dovuta all’epidemia di coronavirus, il governo ha modificato l’ordinanza governativa di misure straordinarie per la tutela dei cittadini stabilite nell’anno 48 dell’era Showa (1973) durante la prima crisi del petrolio, dal marzo di quest’anno i cittadini privati e le aziende non possono rivendere ad un prezzo maggiorato le mascherine acquistate online o in piccoli negozi.

Secondo il corpo nazionale dei servizi di polizia, questo è il primo arresto nel paese dall’adozione della legge contro la rivendita di mascherine.

“マスク転売容疑で全国初の検挙 購入価格の2倍か 津の会社社長”, 22/05/2020, articolo pubblicato su: “NHKニュース”, https://www3.nhk.or.jp/news/html/20200522/k10012441481000.html?utm_int=all_side_ranking-social_004