Notizie tradotte

Di seguito riporto la mia traduzione della prima parte di un articolo di Thomas Gutschker, corrispondente per la politica per l’Unione Europea, la Nato e i paesi del Benelux, apparso sul sito del Frankfurter Allgemeine Zeitung il 14 febbraio.

Paura di una diffusione: un virus sarà la fine della libera circolazione?

Il coronavirus non conosce confini, e nemmeno l’Europa, e questo rappresenterà un problema per la libera circolazione e per chi si mette in viaggio. Anche i rifornimenti di medicinali essenziali provenienti dalla Cina minacciano di esaurirsi.

“È soprattutto nelle situazioni di crisi che impariamo gli uni dagli altri il modo in cui possiamo creare strutture migliori”, ha detto a Bruxelles Jens Spahn, ministro federale della Salute, che giovedì già guardava avanti. Il politico della CDU aveva da poco finito di consultarsi a lungo con i colleghi degli stati membri su come far fronte al nuovo Coronavirus.

La riunione straordinaria ha avuto luogo unicamente perché Berlino e Parigi hanno insistito. Spahn ha ricordato la crisi finanziaria, di cui aveva vissuto l’impatto durante l’incarico come segretario di Stato presso il Ministero delle Finanze. Anche quella ha lasciato tracce profonde, come il piano di salvataggio dell’euro e il controllo dei bilanci.

In futuro avremo più spesso epidemie come quella attuale a causa dei crescenti collegamenti, ha avvertito Spahn: “Un virus non conosce confini”.

Sulla base di ciò, la politica europea risulta essere indietro. Alla fine di gennaio la presidenza croata ha dato il via ad uno scambio di informazioni nelle situazioni di emergenza (per questo esiste una piattaforma web).

Inoltre si è riunito il comitato per la sicurezza sanitaria previsto in tali occasioni: attraverso di esso gli stati membri si coordinano con la Commissione europea riguardo alle misure contro il Coronavirus e al proprio livello di preparazione.

La Commissione stessa non può intervenire nella politica sanitaria, che rientra nella sfera di competenza dei singoli stati membri. È così anche per altri ambiti politici importanti in questo momento. Sono quindi gli stati a decidere in modo indipendente chi lasciar entrare e come controllare i passeggeri. Questo ha però delle ripercussioni su tutti gli altri stati vicini all’interno dello spazio Schengen: se i passeggeri siano entrati in precedenza, se possano muoversi liberamente – e trasportare il virus. Viceversa, un singolo stato può provocare una catena di decisioni ulteriori a scapito della libera circolazione”.

Thomas Gutschker, “Angst vor Ausbreitung: Beendet ein Virus die Freizügigkeit?”, 14/02/2020, articolo pubblicato su: “FAZ.NET”, https://www.faz.net/aktuell/politik/ausland/angst-vor-ausbreitung-beendet-der-coronavirus-die-freizuegigkeit-16634374.html