Bamberg

Veduta di Bamberg

Il giorno in cui sono arrivata a casa di Walter e Kerstin coincideva con il primo compleanno di Frederic, e per festeggiare era stata invitata tutta la famiglia. Vedendomi un po’ spaesata e in disparte, il padre di Walter, un uomo anziano molto socievole, viene verso di me appoggiandosi al bastone e cerca di fare conversazione, io ancora parlo pochissimo tedesco ma lui non demorde e mi spiega a gesti quello che vuole dire e io gliene sono grata. Capisco che sta cercando di spiegarmi il significato di una parte del suo cognome quando indica la sedia su cui sono seduta, “Stuhl” dice sorridendo.

Siamo sulla terrazza che Walter sta piano piano costruendo da solo, è una struttura in legno sopraelevata nel cortile interno, ha realizzato anche uno spazio con erba e piante vere che per tutti è “il giardino”. Kerstin gira per la terrazza con Frederic sempre in braccio tenuto su un fianco perché, come scoprirò presto, quello è l’unico posto in cui non piange. Leonid e Pauline, gli altri due figli di dieci e sei anni, mi osservano incuriositi da lontano mentre giocano insieme ai loro amici.

La mamma di Kerstin porta vassoi carichi di cibo dalla cucina al grande tavolo di legno all’esterno, anche questo realizzato da Walter; tutte le volte che mi è capitato di incontrarla aveva sempre le unghie molto curate e smaltate di rosso scarlatto. Sarà lei, quella volta che Kerstin non potrà occuparsi della casa per qualche giorno, che verrà a stare da noi e che porterà in tavola le uniche altre verdure (oltre a cetriolini sottaceto e peperoni crudi) di tutta la mia permanenza in Germania: asparagi bianchi bolliti, poi affogati nel burro fuso.

Alla festa è presente anche una delle due sorelle minori di Kerstin, Sabine, al settimo mese di gravidanza, la quale mi dice che aspetta una bambina e che si chiamerà Sybille. Sabine ha anche un altro bambino poco più grande di Frederic che ha appena imparato a camminare e che deve essere tenuto costantemente sotto controllo perché tende a ritrovarsi sempre vicino alle scale. Mi presentano anche il marito di Sabine, è curdo e fa l’interprete dal tedesco, è quasi un sollievo per me che sia presente un altro straniero in questa occasione. I nostri livelli di tedesco non potrebbero essere più diversi, ma lui è gentile e mi fa ridere raccontandomi di quanta fatica ha fatto ad imparare le declinazioni degli aggettivi. Il pensiero che anche io prima o poi sarei riuscita a padroneggiare la lingua come lui, che parla spedito e senza esitazioni con appena un leggero accento, e a non sentirmi più così disperata mi rassicura, mi fa capire che tutti, in un modo o nell’altro, partono da zero.