Il numero di giapponesi che trascorrono il tempo da soli sia dopo il lavoro che nei giorni liberi è sorprendente.

Il 19 febbraio la segreteria del Gabinetto ha istituito “l’Ufficio Incaricato delle Misure contro la Solitudine e l’Isolamento”. Tuttavia in Giappone non ha fatto molta notizia, né è diventato argomento di discussione sui social, al punto che io non ne sapevo niente e, con un certo imbarazzo, ho appreso il fatto dai miei amici iraniani. Eppure all’estero se ne è parlato.

Delle impressioni che mi sono fatto dei giapponesi, fra le prime tre vi è il fatto che amino la solitudine e che ad essa siano resistenti. Mi sorprende il numero di giapponesi che trascorrono il tempo da soli sia dopo il lavoro che nei giorni liberi. Anche chi vive da solo non chiama i genitori neppure se non ha impegni, e anche se lo fa non sta a lungo al telefono. Si mangia fuori da soli nei locali, si mangia da soli in ufficio, si guardano film da soli, si fanno viaggi da soli.

Ho trascorso quasi metà della mia vita in Iran, e ancora oggi questa è una cosa che faccio fatica ad accettare. Certamente anche fra i giapponesi sono tante le persone a cui piace stare in gruppo e che non sopportano di stare a casa da sole. Tuttavia, se paragonati agli iraniani, la percentuale è estremamente bassa. Anche in Iran ci sono persone che amano trascorrere il tempo da sole in tranquillità, ma la stragrande maggioranza ha una mentalità per cui vuole sempre stare insieme a qualcuno, e se non può farlo ricorre alle telefonate.

| È nella natura umana volersi riunire con la famiglia e gli amici.

Per questo motivo le telefonate sono sempre lunghe, e quando è possibile si parla con gli amici o con chiunque vedendone il volto in video, naturalmente in vivavoce. Personalmente faccio una videochiamata con mia madre e mio fratello quasi ogni fine settimana per due o tre ore, ma per mia moglie, che è giapponese, la durata e il volume delle nostre conversazioni sono state un grosso shock culturale all’inizio.

In questa pandemia, anche se non fosse la legge a imporlo e non fossero previste sanzioni, penso che quasi soltanto i giapponesi eviterebbero di uscire e rimarrebbero a casa tranquilli. Per i cittadini di qualsiasi paese non è facile rispettare il distanziamento sociale. Per quanto si possano inasprire le sanzioni, per quanto vi sia il divieto di uscire di casa, la gente continua a riunirsi di nascosto. In realtà, anche in Iran esistono regole di comportamento, ma i cittadini non ce la fanno più a stare tranquilli in casa, e sembra che abbiano ricominciato ad andare al lavoro, a fare feste, ad avere interazioni sociali, a fermarsi a casa di amici e parenti esattamente come prima.

Come risultato, di recente due famosi ex calciatori sopra i quarant’anni hanno contratto il virus e sono morti. Anche la situazione dell’Iran è sorprendente per me, ma volersi riunire ogni tanto con la famiglia e gli amici è nella natura umana, invece è una particolarità dei giapponesi potersene stare sempre diligentemente a casa.  La mentalità del “tutti per uno, uno per tutti” è una meravigliosa caratteristica tipica dei giapponesi. Ma allo stesso tempo è preoccupante. Penso che alla lunga si finisca per isolarsi.

Dal punto di vista del sottoscritto, che dovrebbe essersi abituato alle consuetudini di questo paese, i giapponesi non fanno affatto affidamento sulle altre persone e non parlano di cose inutili. Da prima della pandemia è come se mantenessero una distanza interpersonale di 50 centimetri e se vivessero in una bolla di distanziamento sociale sia a livello fisico che emotivo. Se si prova a rivolgere loro la parola sono persone estremamente divertenti e affabili, il difficile è iniziare una conversazione.  

Ognuno ha una distanza interpersonale diversa, e ci sono persone che si sentono più a loro agio mantenendo le distanze a livello emotivo e fisico. Tuttavia non vorrei che pensaste che tutti vogliano vivere allo stesso modo, prendendo le distanze. Magari i parenti e gli amici con cui non parlate da un po’ in questo momento si sentono soli e isolati.

Proprio perché viviamo in un momento difficile a causa del virus sarebbe bello se si dedicasse più tempo a comunicare, contattare gli altri anche senza incontrarsi di persona, a scherzare e scambiarsi parole di incoraggiamento, se qualcuno ascoltasse le nostre lamentele.  Sarà anche uno spreco e una perdita di tempo, ma serve a sopravvivere.

Shahran Ishino, “孤独を好み、孤独に強い……日本人は「孤独耐性」が高すぎる”, 24/03/2021, notizia apparsa su newsweekjapan.jp, https://www.newsweekjapan.jp/tokyoeye/2021/03/post-60_1.php