È lunedì mattina, Takeru e io ci alziamo presto e andiamo a Nagoya. In Giappone la zona centrale delle città prende il nome della città stessa: pur vivendo a Nagoya non lontano alla Sotobori-dōri, prendiamo la metropolitana a Takaoka proprio in direzione Nagoya. 

Alla stazione facciamo i biglietti per lo Shinkansen, il treno ad alta velocità giapponese.

Di linee per arrivare a Ōsaka ce ne sono tre: Nozomi, la più cara e la più veloce, Hikari Kodama. Mi è capitato di provarle tutte e tre, e la differenza fondamentale sta nello spazio fra i sedili e nella durata del viaggio. Questa volta scegliamo Nozomi, che da Nagoya a Ōsaka impiega 55 minuti. 

Shinkansen

Gli Shinkansen non fermano in centro a Ōsaka, ma a Shin-Ōsaka, per cui dobbiamo prendere la metropolitana fino a Umeda dove abbiamo l’albergo e dove abitano Yukari e Kenji. Non è il quartiere più centrale, che come detto prima si chiama Ōsaka, ma non è lontano. 

È solo maggio ma il caldo e l’umidità sono già insopportabili e la foschia rende il cielo bianco. Prendiamo un taxi e ci facciamo portare al consolato italiano che si trova al diciassettesimo piano di un grande centro commerciale. Per arrivarci dobbiamo cambiare 2 volte ascensore serpeggiando di qua e di là. 

La piccola sala d’attesa è quasi tutta occupata da giapponesi, su un tavolino c’è un vecchio telefono fisso che funge da citofono, suoniamo e mi risponde una donna in italiano, le dico che ho portato i documenti per la registrazione del matrimonio in Italia, e lei mi fa passare davanti a tutti senza battere ciglio, mi dice di spostarmi dietro a un paravento sulla destra. La vedo dall’altro lato del vetro di uno sportello: è piccolina, con dei grandi occhiali neri e lunghissimi capelli rossi e ricci. Ci raggiunge anche una signora giapponese che credo sia la stessa con cui ho parlato al telefono le altre volte, controllano tutti i documenti che abbiamo portato (tanti, tantissimi, volevano anche le trascrizioni in caratteri latini di tutto). Chiedo se posso avere un certificato che attesti la consegna dei documenti, e mi dicono di sì, ma che non possono darmelo subito, però se voglio possono spedirmelo a casa. Così scendiamo al tredicesimo piano, dove c’è un konbini che vende anche francobolli e ne compriamo cinque per arrivare ai 512 yen necessari, dopodiché torniamo su in ascensore schiacciati da tutti gli impiegati degli uffici, e al consolato mi consegnano una busta da lettere, ci scriviamo sopra l’indirizzo e salutiamo le due signore.

Perdiamo quasi venti minuti per trovare una fermata della metropolitana che ci porti alla stazione centrale, da lì prendiamo un treno in direzione Kobe, e scendiamo a Nishinomiya. Andiamo diretti verso uno dei tanti giganteschi centri commerciali giapponesi, al terzo piano troviamo In The Green Gardens, la pizzeria dove lavora Ryūya.

In The Green Garden Pizza

Lo vediamo dietro al bancone mentre prepara l’impasto per le pizze, ha sempre il suo grembiule rosso di quando studiava e lavorava a Firenze. Ryūya non vuole lasciarci pagare il pranzo, dice solo, in italiano, “a posto così”.

Riprendiamo il treno e torniamo a Ōsaka e aspettiamo Yukari che quella sera viene a prenderci all’hotel. Insieme poi andiamo nella grande galleria commerciale tra casa sua e il nostro albergo e decidiamo di mangiare shabu-shabu. Dopo un po’ ci raggiunge anche Kenji, quella sera è stanchissimo e non parla tanto. Al momento di separarci ci invitano a vedere il torneo di sumo a Nagoya la prossima estate.

Prima di tornare in albergo ci fermiamo in un konbini a comprare la colazione per il giorno successivo.

Colazione konbini

Il martedì ci alziamo presto e andiamo all’acquario Kaiyūkan, una visita che consiglio. Quel giorno ci sono molti bambini in gita con le scuole e il baccano è infernale.

Kaiyukan Osaka

Dopo aver mangiato un okonomiyaki in un locale lì vicino, è la volta della ruota panoramica Tempozan, a poca distanza dall’acquario.

Tempozan Osaka

Poi ci spostiamo al castello di Ōsaka, restaurato circa venti anni fa. È molto simile a quello che una volta era castello di Tōkyō, che ora non esiste più, e per questo è molto famoso in Giappone. 

Castello Osaka

Torniamo alla stazione, ci spostiamo a Shin-Ōsaka e prendiamo il bentō da mangiare in treno, questa volta ne provo uno vegetariano.

Bento vegetariano

 

Torniamo alla stazione, riprendiamo gli zaini, ci spostiamo a Shin-Osaka e prendiamo il bento da mangiare in treno, il mio senza carne, ne ho mangiata troppa in questi giorni.