Agli inizi della mia carriera come traduttrice mi è capitato di ricevere offerte di lavoro che non riguardavano la semplice traduzione in senso stretto e che hanno ampliato i miei orizzonti. Il mio primo incarico aveva più a che fare con il copywriting: mi veniva presentata la rassegna stampa in inglese e il mio lavoro consisteva nello scrivere articoli in italiano per una rivista online.

È stata poi la volta della transcreazione, vale a dire una traduzione creativa in cui un messaggio viene non solo tradotto da una lingua ad un’altra ma anche adattato, solitamente a fini pubblicitari e di marketing. Un esempio che si può trovare ovunque online è lo slogan di P&G per Swiffer: “when Swiffer’s the one, consider it done” che in italiano è stato reso “la polvere non dura perché Swiffer la cattura” mantenendo così la rima, il tono e il significato. In giapponese, invece, si è preferito un approccio diverso: “素早く、キレイ!”, traducibile con “pulito in un attimo”. Al contrario del caso di “Intel inside” che in giapponese è diventato “インテル、入ってる”, un più fedele e quasi letterale “Intel all’interno”.

Può succedere che dei clienti, anche dopo aver visto il curriculum che si è inviato, chiedano di tradurre argomenti nei quali non si ha ancora esperienza: per questi progetti occorre di solito più tempo per documentarsi e prepararsi e a volte è necessario (e giusto) rifiutare e lasciare spazio a colleghi più esperti in quel settore.

È giusto rifiutare anche nel caso di richieste, soprattutto da parte di agenzie, che rasentano il ridicolo: mi è stato chiesto di tradurre un contratto legale di 10 000 parole dal tedesco in 24 ore, di tradurre un manuale di ingegneria navale di 400 pagine in PDF in 30 giorni per 900 euro, o di tradurre un documento di tipo legale di 500 parole dal giapponese per 12 euro. A questo proposito, parlerò delle tariffe dei traduttori in un altro articolo.  

Altre volte i clienti non conoscono la differenza fra interprete e traduttore e se si è un traduttore si verrà contattati per un servizio di interpretariato e viceversa. Occasionalmente lavoro come interprete dall’inglese, ma prima valuto molto attentamente l’offerta e il tempo a disposizione.

Nel corso degli anni ho notato che maggiore è l’urgenza di un lavoro minore è il pagamento, il contrario di quanto dovrebbe essere, forse perché il cliente finale si rende conto che la qualità di una traduzione in un tempo così breve non potrà essere molto alta. Anche qui, occorre fare una analisi dei pro e dei contro.    

Molte agenzie o aziende richiedono determinati programmi di traduzione, i CAT tools (uno dei più famosi è Trados), o ne hanno di propri e può succedere che una candidatura non venga presa in considerazione se il traduttore non ne fa uso. In questo caso spesso il compenso è minore perché la traduzione è assistita da un computer o perché è l’agenzia o azienda stessa a fornire un glossario specifico già pronto.

Le richieste dei clienti possono riguardare anche il formato del testo finale: da fogli di lavoro Excel al più classico .doc di Word, ma mi è stato chiesto anche di consegnare il lavoro finito in formato cartaceo. Salvo indicazioni diverse, trovo sia una buona regola inviare il file tradotto in PDF.

Mi è capitato di trovarmi a tradurre testi che dovevano avere una forma particolare, nel caso specifico la disposizione delle parole doveva ricreare la sagoma di un pesce e di una stella. Può essere complicato ma divertente.

Come sempre, per essere traduttori freelance occorre flessibilità ma senza esagerare e senza cedere a qualsiasi richiesta: molto (quasi tutto) si impara sul campo, anche a dire di no.


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