Devin e Carolyn non ci sono, io e Martina decidiamo di uscire e di andare a vedere la Boston Public Library, una delle cinque biblioteche più importanti degli Stati Uniti. Da Cambridge, il nostro quartiere, occorre circa mezz’ora di metropolitana per raggiungere la fermata Copley, la più vicina alla biblioteca.

Boston Public Library Boston Public Library

Sono i primi di settembre e l’estate è già finita, quel giorno piove e fa freddo ma all’interno delle sale stanno celebrando un matrimonio e così ci sediamo nella caffetteria a bere qualcosa di caldo prima di proseguire il nostro giro della città. Prendiamo entrambe un caffè americano e ci guardiamo intorno osservando la sala, elegante e in stile europeo.

Boston Public Library

Mentre siamo sedute ci si avvicina un ragazzo, ha notato che Martina indossa una felpa della Harvard University e vuole farle i complimenti perché non ne ha mai viste di quel colore, poi si gira verso di me e dice lo stesso dei miei sandali – non so se lo pensasse davvero, non erano bei sandali, credo abbia deciso di dire qualcosa anche a me per gentilezza.

Martina

Non seguiamo un itinerario prestabilito e così, mentre il sole sembra tornare a splendere, ci dirigiamo a Chinatown, quartiere non molto grande, ed entriamo in un piccolo negozio all’angolo fra due strade che vende di tutto: dalle lenzuola ai quaderni scolastici. Martina compra un servizio da tè di porcellana azzurra che riuscirà a portare intatto in Italia avvolto nei vestiti del bagaglio a mano e che sarà il servizio con cui, anni dopo, mi offrirà il tè nel suo appartamento.

Boston China Town Boston China Town

I due proprietari del negozio, forse marito e moglie, non parlano inglese e abbiamo difficoltà a comunicare con loro. Il mio impatto con la cultura giapponese non è ancora avvenuto, e vorrei chiedere loro il significato di alcuni ideogrammi stampati su dei ventagli ma non capisco cosa mi rispondono. Mi aiuta Martina, che ha studiato cinese mandarino all’università.

Decidiamo di fermarci per pranzo in un in piccolo locale lì vicino che offre menù a base di sushi per dieci dollari. Il cameriere, un ragazzo cinese giovanissimo, ci chiede da dove veniamo, e quando gli rispondiamo che siamo italiane esclama “oh, allora parlate spagnolo!”. Questa convinzione è sempre stata una costante dei miei viaggi in paesi di lingua anglosassone.

Martina, molto più espansiva di me, inizia a conversare con una signora dal forte accento seduta al tavolino accanto al nostro: è brasiliana, suo marito è americano e fa il pompiere, si sono conosciuti durante l’attentato alla maratona di Boston e si sono sposati subito.

Torniamo sui nostri passi, prendiamo la Orange Line da Tufts Medical Center e scendiamo a Back Bay, a piedi ci dirigiamo verso il Prudential Center: abbiamo entrambe voglia di fare shopping.

Boston Prudential Center

Boston Prudential Center

Giriamo fra i negozi e le bancarelle per un po’, e mentre percorriamo il lungo corridoio ci sentiamo chiamare.

“Ladies! Ladies! Remember? I saw you at the library!”, è il ragazzo che abbiamo visto quella mattina nella caffetteria della biblioteca, è lì con degli amici, ci ha visto passare e ha voluto salutarci.

Senza pensare che il tempo sta cambiando di nuovo, decidiamo di fare una passeggiata e poco dopo, all’altezza di una stazione di polizia dove ci offrono gentilmente riparo per un po’, inizia a cadere una pioggia scrosciante che non accenna a smettere. Aspettiamo il più a lungo possibile ma dobbiamo tornare a casa e decidiamo di uscire allo scoperto: quella pioggia ci farà ammalare per i successivi dieci giorni, procurandoci una febbre che Martina ogni tanto cita ancora oggi.


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