Non ho mai avuto così freddo come negli Stati Uniti in estate.

Appena scesi dall’aereo a Columbus, in Ohio, a metà agosto, la temperatura sull’autobus che ci portava dall’aeroporto a Newark era 17 gradi Celsius.

Ricordo una notte a casa di Garreth e Ann Marie che presi la valigia e la spostai sopra al bocchettone di aerazione sul pavimento accanto al letto, sperando in qualche modo di bloccare il getto d’aria ghiacciata. Poi, non avendo a disposizione più nient’altro con cui coprirmi, mi infilai l’accappatoio ancora umido per la doccia fatta la sera prima. Anche a casa di Danny, sempre in agosto, io e Martina fummo costrette a usare le valigie per coprire i bocchettoni. Le finestre in quella abitazione si aprivano di uno spiraglio appena, così non c’era più niente che impedisse all’odore di sangue dell’acqua del bagno (che da qualche giorno era inspiegabilmente diventata giallastra e ferrosa) di penetrare nella nostra camera.

Anche in albergo alla periferia di New York la stanza mi sembrava troppo fredda così, avendo per una volta il termostato a portata di mano, decido di regolare io la temperatura: non contenta di poter semplicemente aumentare i gradi, schiaccio il pulsante del riscaldamento. L’impianto, troppo vecchio per sopportare un cambiamento così repentino, invece di emettere aria tiepida inizia a sputare un fumo nero e denso, sufficiente a far partire l’allarme antincendio e a far precipitare da noi tutta la reception.

Sempre a casa di Danny, prima del mio viaggio insieme a Martina, nessuna di noi due aveva mai usato un’asciugatrice, e nonostante il grande spazio esterno e le belle giornate di sole, era quello l’unico modo utilizzato per asciugare i vestiti. La prima volta ci eravamo fatte spiegare come azionare l’asciugatrice e i vari tipi di programmi ed era andato tutto bene. La seconda volta è notte fonda, siamo appena rientrate da una lunga serata fuori e ci ricordiamo di aver lasciato i vestiti bagnati in lavatrice. Complice forse il jet lag, la stanchezza accumulata in quei giorni di corse, l’ora tarda e il non voler svegliare Danny che già dormiva, pare che entrambe abbiamo avuto un vuoto di memoria e non avessimo la più pallida idea di come fare ad asciugare i vestiti. Alla fine, dopo esserci arrovellate, impostiamo un programma a caso e andiamo a letto. La mattina dopo i vestiti erano asciutti e anche senza pieghe, come abbiamo fatto resta un mistero tutt’ora irrisolto.


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